GLI SCHIACCIATORI PARLANO DEGLI ALZATORI
Questo video di Julio Velasco, famoso coach sportivo, molto preparato ed esperto, mi ha dato l'ispirazione per tradurre in analogia la vita come gioco di squadra usando quindi nuovi termini e nuove immagini per definire la legge della coscienza. Ecco così che dallo sport ci arrivano insegnamenti attraverso nuovi simboli. Ogni situazione, cosa o persona é un simbolo che convoglia un messaggio, basta osservare intorno a noi e coglierli, quali vedo io in questo video?
Partendo dal presupposto che un Uomo (genericamente l'essere umano, maschi e femmine) influisce continuamente sul proprio mondo e lo fa attraverso il suo modo di essere, cioè attraverso la sua coscienza, egli incontra eventi e persone che sono in perfetta e totale, giusta armonia con la sua coscienza.
Questo concetto é facilmente afferrabile e dimostrabile se un Uomo si autoosserva con senso critico quindi distaccato. Poichè osservando le sue proprie esperienze troverà la corrispondenza tra la sua attività immaginativa e le sue esperienze.
Assodato quel fatto dedurrà che per operare un cambio di esperienze egli deve operare un cambiamento di se stesso ma senza osservazione della correlazione tra esperienze ed il suo concetto di se stesso, il cambiamento non può avvenire perché l'Uomo in tal modo non é consapevole della sua attitudine.
A mio avviso questo video può essere una buona parabola per spiegare l'approccio comune (non generalizzando, ovviamente) dell'Uomo nei confronti della vita, diventarne edotti e raffrontare se stessi con esso per intravedere spunti di riflessione su di sé.
Fanno da sprone le parole di Mister Velasco quando dice di 'cercare le soluzioni'. Mi piace la sua analogia della mente con il computer che rende chiaro che esistono soluzioni per ogni situazione, basta selezionarle. D'altronde noi tutti siamo immersi in un'intelligenza universale infinita e siamo parte di essa, beneficiarne deve essere un obiettivo perché si possa raggiungerlo. Senza determinazione di obiettivi l'uomo non può raggiungere alcunché e brancola nel buio.
Se intendiamo che il campo di volley é la vita, voi state giocando nella vita una partita. In ogni partita a squadre ci sono compagni ed avversari. I compagni possono raffigurare le persone che incontrate e che con voi animano il vostro mondo e vi conducono al vostro obiettivo. Gli avversari sono gli eventi indesiderati che potete incontrare. Con queste premesse, osservando l'abitudine dell'Uomo che non riconosce la legge della coscienza, vediamo che davanti ad eventi indesiderati, egli li affronta normalmente cercando le responsabilità del loro accadimento fuori di se stesso, cercando le cause fuori di sé, nella continua necessità di affermare la sua propria 'non colpevolezza' e quindi provare la sua propria 'innocenza' perché l'atteggiamento comune é discolpare se stessi ed é legato al concetto personale di 'giudizio'. Si sofferma sull'accaduto e lo analizza, parla delle colpe altrui e nel frattempo sostiene e rende vivo l'evento negativo e le parti 'colpevoli' giocate dagli altri, senza rendersi conto che così sottrae tempo alla ricerca delle soluzioni. Si crogiola nel dolore, nella rabbia e nel risentimento, costruendo di sé l'immagine di vittima, invece che adoperarsi per lasciarsi alle spalle tutto quanto e dirigersi verso l'obiettivo. Egli perde di vista il suo proprio ruolo nel gioco della vita, tralasciando l'importanza e l'attenzione che deve dare a se stesso per potere incarnare il suo ruolo in modo da vivere una vita modellata su quel preciso ruolo, giocando una partita con quel determinato ruolo.
Occorre considerare che si é incarnato un ruolo quando lo si é totalmente fatto proprio, cioé gli si é data personificazione ed identità con se stessi e se ne conosce la sensazione ed ogni aspetto. In poche e semplici parole lo si veste con totale naturalezza e non é quindi solo una vaga idea ma é una precisa consapevolezza, e se é una consapevolezza non se ne dubita perché é parte di se stessi, del proprio essere.
Se egli vedesse nei compagni, non dei nemici o capri espiatori, e negli avversari, non degli eventi capitati a sua insaputa per annientarlo ma riconoscesse in tutto ciò un'estensione di se stesso e del suo proprio modo di essere, la partita sarebbe sicuramente giocata con un altro spirito, più amichevole e meno ostile.
Se date a ciò che vi circonda un significato amichevole e non ostile, di sicuro provocate in voi maggior piacere e relax nel giocare la partita della vita perché se sapete che non é grave, non é terribile il gioco che state conducendo e che non vi porta a nessuna sconfitta ma sempre ad un beneficio che é conoscere voi stessi ed implicitamente il significato della vita, ecco che la partita chiamata vita non é più una sfida crudele nei vostri confronti, o una sfida ostile degli altri intorno a voi verso di voi ma é una via di auto-conoscenza ed auto-aiuto (il fatidico self-help). Sotto tale luce la partita diventa un gioco che voi intrattenete soltanto con voi, riflettendo voi stessi in essa, ed in più quest'ultima, la vita, diventa un gioco vantaggioso per voi.
Considerare la partita della vita che giocate come un gioco da voi costruito vi permette la serenità di averne il diretto controllo, potendo agire sul medesimo senza necessità di aiuto altrui, e non vi infonde alcun timore dovuto al fatto che, per quanto esistano personaggi intorno a voi, é sempre e solo con voi che vi dovete misurare, essendo gli altri un mero riflesso di voi stessi. Dunque se siete stati voi a creare la partita, e se voi stessi la giocate da soli, ne deducete che solo voi ne determinate il risultato e voi ne acquisite i benefici insieme agli altri giocatori coinvolti (che sono un vostro riflesso). Però essi potranno incarnare il loro giusto ruolo e giocare una partita soddisfacente per il vostro obiettivo solo se voi vi occuperete del vostro di ruolo.
Quando pertanto come schiacciatore o ricevitore o alzatore voi vi confrontate con una palla che non arriva come vorreste, il che significa simbolicamente che quando voi come persona, qualunque ruolo voi abbiate nella vita, ricevete un evento che non é ciò che vi aspettavate o non é ciò che avevate programmato, cosa dovreste fare?
Trovare la soluzione e contemplare il vostro ruolo nella soluzione con la fiducia che se é stato semplicemente un vostro modo di essere a creare le circostanze che vivete. Dunque soltanto un differente vostro modo di essere può dare vita a nuove circostanze, e potete individuare un nuovo modo di essere solo se individuate chi sareste nella soluzione e poi per manifestare la soluzione voi vestite quel determinato ruolo nella soluzione. Ciò non ha nulla a che vedere con il cercare le vostre proprie giustificazioni o le colpe altrui.
Ogni evento é un simbolo e porta con sé il significato della causa di ciò che vivete, quella causa é dentro la persona ma non é un avversario, é un maestro che indica quale modo di essere incarnare per superare l'evento negativo o indesiderato. Solo nel volere e desiderare ardentemente di incarnare quel nuovo ruolo potete dare inizio ad un cambiamento in voi e senza sosta potete permettervi di persistere in quell'assunzione per apprendere quel ruolo fino a farlo diventare un atteggiamento naturale, un aspetto di voi, un modo di essere.
Alla fine la vita é paragonabile ad un gioco, un gioco educativo di squadra dove nella sostanza voi non vi appoggiate agli altri per incarnare il vostro ruolo ma lo scegliete e lo imparate nel suo spirito e quando sarete diventati proprietari di quel ruolo, appropriandovi della sua natura, la squadra collaborerà implicitamente con il vostro ruolo perché ogni ruolo é complementare. In quel modo la partita vi porterà dritti all'obiettivo, cosicchè voi godrete dei frutti del vostro ruolo ma essi ricadranno anche sugli altri con mutuo beneficio. Cosa fa la differenza nei risultati? La vostra consapevolezza di scelta! La consapevolezza di scegliere un ruolo nobile per voi, il quale di riflesso beneficerà il mondo intorno a voi appena vestirete quel ruolo completamente.
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